Words were said that I cannot recall

Federico Arani and Andrea Lo Giudice

September 23 - November 14
2026

Flexitron is pleased to present ‘Words were said that I cannot recall’, a duo exhibition by Federico Arani and Andrea Lo Giudice.

EN/IT

Exhibition text by Giulia Crivellaro

C’è una casa il cui ingresso non è mai stato varcato dal mio corpo.
Ed eppure sono stata lì per sempre.
È un senso di familiarità che va oltre le cose, al di là dello spazio e di ciò che lo abita, ma che passa indissolubilmente per esso e per la sua storia. Archivi di vita familiare, residui e tracce, oggetti trattenuti, abbandonati o smarriti, tutto a ricordarci che nulla sfugge al tempo e che il prezzo del ricordo è la sua strutturale parzialità. Qualcosa è inevitabilmente perduto, perché ricordare, come vivere, è un atto al tempo presente.

Hélène Giannecchini ha scritto che la nostra vita acquisisce senso quando si lega alle vite degli altri. Altri che però vanno trovati.[1] E spesso sono proprio gli oggetti, o la loro mancanza ed evanescenza, a permetterci di riconoscerci o ritrovarci. Ci sono oggetti che sono oltre il linguaggio, che, proprio come alcune parole, emanano un potere irriducibile alla pura semantica o all’espressione univoca di un concetto chiaro. Sono un suono gutturale, un intercalare, un sospiro emotivo; l’equivalente di un dito che punta verso un fuori frame che non viene mai inquadrato.

Credo sia possibile creare una storia a partire dall’assenza e dall’impossibilità di traduzione, poiché quello che manca o che non si può ricordare o trasmettere è un indizio di un modo di vivere e di una differente memoria. Dopotutto “la nostra eredità non è preceduta da alcun testamento”.[2]
E così il fallimento, nel preservare, nel ricordare o nel raccontare, diviene il metodo stesso della ricerca, la sua ontologia. Ogni volta che il fallimento entra come parte integrante dello sviluppo delle cose, diviene sia lascito che potenzialità. Non si configura solo come il destino di ciò che resta ai margini, delle storie non raccontate e degli oggetti perduti, ma anche come la possibilità stessa di riempire quel vuoto con un intraducibile personale, amplificato dall'assenza. In questo modo ciò che non c’è può risultare enormemente più preciso e presente di qualunque altro oggetto, proprio perché, nella sua indeterminatezza, è capace di contenerli tutti.

In ogni storia personale c’è una soglia che non rappresenta una condizione di passaggio, ma uno stato esistenziale sospeso; un momento in cui la storia stessa, per quanto specifica, si spoglia della sua individualità e si apre alla risonanza diventando un ripetitore. Gaston Bachelard chiama questo momento rêverie.[3] È il contrario di un sogno, è l’istante in cui ci si rapporta agli oggetti e agli spazi in una veglia contemplativa aperta all’immagine; un’immagine che non nasce da un’idea, e che nemmeno la illustra, ma che semplicemente è, in un modo al contempo così specifico e vago da renderci spettatori di qualcosa di sospeso, personale e collettivo.

“Words were said that I cannot recall” è una mostra che si fonda sulla sottrazione e sul continuo rilancio verso qualcosa che però, ontologicamente o fisicamente, non è presente nello spazio.
Arani e Lo Giudice lavorano individualmente ma insieme per costruire uno spazio allusivo e dal tempo sospeso, mai veramente proiettato nel futuro o ancorato nel passato. Un luogo capace di assumere rilevanza nella sospensione e di interrogare chi guarda sul momento presente suggerire mai una risoluzione univoca.
“the Eternal Dance” lavora sull’impossibilità del recuperare un ricordo passato nella stessa forma e modo in cui è accaduto. Utilizzando una macchinetta per tatuaggi per incidere la carta lucida appartenuta un tempo al padre architetto, l’artista trasforma l’atto della perforazione in un gesto magico, rituale e scultoreo. Il fallimento nel presentificare qualcosa di perduto non si configura qui come un limite, ma anzi come la possibilità stessa di creare qualcosa di nuovo tramite la processualità e l’incorporazione. In questo modo il lavoro non parla solo della storia personale dell’artista, ma si apre alla contaminazione definendo un nuovo orizzonte di possibilità.

Ribaltare la concezione del fallimento come un momento di potenzialità piuttosto che di disfatta è ciò che mette in scena anche Arani con una nuova versione di “Third Attempt To Mould a Lens”. Arani si concentra sull’interstizio, posizionandosi proprio sul confine tra ciò che c’è e ciò che manca. Il suo lavoro abbraccia pienamente l’assente e lo sottolinea creando un’ambientazione ambigua, ma controllata, in cui lo spettatore è elemento coreografico necessario. È infatti nella relazionalità tra mancanza, oggetto, spazio e pubblico che si sviluppa questa tensione senza attesa e senza apparente referente: un essere testimoni di un mondo che non esiste per noi, ma con noi.

1. Hélène Giannecchini, An Army of Lovers Cannot Fail, trad Anna Moschovakis (London: Fitzcarraldo Editions, 2026).

2.  Frase originariamente usata da René Char in Feuillets d'Hypnos (1946) ma ritrovata in Between Past and Future: Eight Exercises in Political Thought  di Hannah Arendt's (New York: Viking Press, 1961). Qui riportata nella sua resa in Italiano.

3. Gaston Bachelard, The Poetics of Space, trad. Maria Jolas (Boston: Beacon Press, 1994).


Floorplan


1.    Federico Arani and Andrea Lo Giudice, Site-specific Intervention, 2026

2.    Federico Arani, Third Attempt To Mould a Lens (new version), 2026, cracked salvaged lighthouse Fresnel lense, cardboard, light buld, rotatory platform, Site-specific installation, Dimensions Variable

3.    Andrea Lo Giudice, the Eternal Dance, 2026, tattoo gun on architectural layout paper, glass and alluminium frame, 35.4cm x 45.7cm (framed)


Biographies

Federico Arani

Federico Arani (1995, Italy) is a London-Rome based visual artist. He studied Painting and Visual Arts at NABA in Milan and earned a MFA in Sculpture from the Slade School of Art in London in 2023. Federico is co-founder and member of the collective Porto Simpatica in Rome and the founder of Scoppio Project in Umbria, Italy. Recent and upcoming exhibitions include Cantadora, Rome (2026), NEST, AlULa (2025); Commonage, London (2025); Akku Kunstplattform, Emmen (2025); Litografia Bulla, Rome (2025); Anni Wu, Milan (2025); Salon ACME, Mexico City (2025); Hypha Studios, London (2024); Spaziomensa, Rome (2024); Split Gallery, London (2023).

Andrea Lo Giudice

Andrea Lo Giudice (Rome, 1994) is a visual artist whose research focuses on the semantic redefinition of places, words, and images. Through drawing, tattooing, installation, and performative actions, he recontextualizes the environments in which he intervenes, generating new poetic perspectives in which the Subject gradually blurs its boundaries, merging with the Other and with the surrounding space. He studied Painting at the Accademia di Belle Arti di Roma (ABA Roma), where he also earned an MA in Sculpture and New Technologies. Andrea is co-founder and member of the collectives Porto Simpatica. Recent and upcoming exhibitions include Cantadora, Rome (2026); Spazio Supernova, Rome (2026); Ten Documents, Rome (2026); Litografia Bulla, Rome (2025); ADA Project, Rome (2023); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Turin (2023); Short Theatre, Rome (2023).